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Jan 09 2008

Una mostra fotografica per sensibilizzarci.Di nuovo.

Afghanistan tra guerra e pace

di Elisa Bratti

Il paese dei Leoni Addormentati

Libertà e democrazia in Afghanistan: "Il Parlamento democratico eletto a suon di brogli è composto per il 6% da trafficanti di droga, per il 72% dai signori della guerra, dal 4% da taliban moderati,dal 3% da religiosi conservatori e infine per il 15% dall'opposizione democratica".
Questi sono i primi dati che mi saltano agli occhi entrando a visitare la mostra fotografica "Afghanistan tra guerra e pace - Il Paese dei Leoni Addormentati" in esposizione alle Grotte del Boldini a partire da Sabato 5 gennaio fino al 23 gennaio.

soldato con bambini e donna afghanaLa guerra è iniziata dal 2001. Da allora, dopo un primo momento in cui l'Afghanistan era sulle bocche di tutti e su questo paese ci sentivamo un po’ dei tuttologi ora sembra che non vogliamo più curarci del fatto che la situazione in questo paese è ancora catastrofica e che nonostante una guerra per "esportare la democrazia" la situazione dei civili afghani non è affatto migliorata.
Una guerra come quella in Afghanistan aveva infatti tra gli altri obiettivi - più o meno primari - quello di scalzare il regime taliban per costituire la "nuova democrazia".
Ed in effetti, almeno formalmente una nuova democrazia è stata messa inpiedi con l’elezione di un nuovo parlamento e di un nuovo presidente, il Sig. Karzai, persona scelta appositamente dalla
parte americana per la sua vicinanza alla loro causa.

Non siamo qui a discutere della liceità o meno di questa guerra ma ora che le uova sono state rotte che tipo di risultato stiamo ottenendo?Una guerra esportatrice di democrazia almeno dopo un iniziale momento dovrebbe riuscire a migliorare la situazione dei diritti riconosciuti e della qualità di vita. Invece l’unica cosa che sembra aver ottenuto è la Presidenza di un attore filoamericano piuttosto che quella di un antiamericano.

Stop.

Per il resto l'Afghanistan è tornato ad essere il maggiore produttore (92%) di papavero da oppio al mondo.
Ogni 30 minuti una donna muore per problemi connessi al parto.
Un bambino su cinque muore prima dei cinque anni di vita per malnutrizione, sete, malattie.
Nelle città il 39% delle persone non raggiunge l'acqua potabile mentre nelle campagne è il 79% di essa che non ha possibilità di raggiungerla.
Il salario medio è di 40 dollari al mese mentre l'aspettativa di vita è di 44 anni.
In questo paese, nonostante le opere di sminamento, ci sono più di 18 milioni di mine. 18 milioni di mine lasciate negli anni da russi, Mujaheddin, Alleanza del Nord, guerriglieri di Al Quada e angloamericani.
A partire dall’invasione russa si contano tra i 9 e gli 11 milioni di profughi che spesso finiscono in paesi adiacenti per essere sfruttati per manodopera a basso costo o per essere arruolati nelle milizie per la guerra santa.

Appena scoppiò "il caso Afghanistan" una delle prime situazioni che scandalizzò tutto il mondo e che mosse l’opinione pubblica fu la condizione delle donne afgane costrette sotto pesanti burqa che coprivano interamente il loro corpo e del ruolo che rivestivano nella società; con l’inizio del conflitto sembrava che questa situazione fosse migliorata ma da indagini di Human Rights Watch e di Amnesty International è emerso che in realtà la situazione sta regredendo. donne col burqua e velate
Nonostante fosse un paese caratterizzato da una cultura tribale e fondamentalista prima delle guerre civili degli ultimi 20 anni c’era un lento ma crescente impegno per il riconoscimento dei diritti delle donne; nel 1960 l’uso del velo era facoltativo e donne e uomini avevano gli stessi diritti di fronte alla legge(almeno formalmente).
Con l’occupazione sovietica (1979-89) ci fu un tentativo di laicizzazione dei territori istituendo tra gli altri un aumento dell’età per il matrimonio e dando una maggiore importanza all’istruzione; questo però scatenò la reazione islamica che portò alla caduta del regime nelle mani dei taliban e la caduta nel più profondo oscurantismo.
Ora come prima accennato la situazione è tornata in una fase buia tant’è che nella sola provincia "liberale" di Herat tra il settembre 2003 e l’aprile 2004 furono documentati 380 casi di donne che hanno tentato di bruciarsi vive per uscire dalla loro situazione e per fare in modo che maggiore attenzione fosse posta sulla loro realtà.

Ora più che mai c’è una enorme difficoltà nel far convivere la Costituzione afghana che all’art 22 afferma che non debbano esserci discriminazioni tra uomini e donne di fronte alla legge con la legge coranica.

locandina mostra La mostra fotografica allestita alle Grotte del Boldini descrive brevemente ma incisivamente questa realtà senza omissioni e senza censure di sorta parlandoci di un Afghanistan lacerato da troppe guerre e da troppi interessi che vanno al di là dei tanto,troppo sbandierati diritti umani.
Ma ci parla anche di un Afghanistan a noi sconosciuto dove le donne, soggetti svantaggiati e discriminati per eccelenza, hanno il coraggio di ribellarsi e protestare come nel caso delle donne unite nel movimento RAWA - il movimento rivoluzionario d'azione delle donne afghane - o come nel caso di Malalai Joya che ha avuto il coraggio di denunciare pubblicamente i signori della guerra e che per questo, con le parole della stessa curatrice della mostra la Sig.Nedda Alberghini Po, è praticamente "un morto che cammina".

Per questo vi consiglio di visitare questa mostra a ingresso libero aperta dal lunedì al sabato dalle 9.30 alle 12.30 e la domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00 organizzata dall'associazione "Le Case degli Angeli di Daniele" in collaborazione con Comune e Provincia di Ferrara.
Inoltre il giorno 19 gennaio alle ore 17.00 sempre nell'ambito di questa mostra è proposta una conferenza a ingresso libero con proiezione di filmati inediti intitolata "Nascere donna in Afghanistan" con Nedda Alberghini Po.
Vi consiglio di visitare questa mostra e di seguire la conferenza per poter mantenere sempre viva la nostra attenzione su una realtà e su un paese molto più complesso e lacerato di quello che crediamo e per avere un ulteriore, certamente più spontaneo e genuino, punto di vista su ciò che si è verificato e che sta continuando ad essere realtà in Afghanistan.

Scritto da: Elisa Bratti

Data: 09-01-2008

 

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