Mar 06 2009
di Elisa Bratti
Martedì 10 marzo alle ore 20,30 presso il Cinema Apollo proiezione del film Machan di Uberto Pasolini.
Il film inserito nella campagna contro il razzismo della CGIL tratta della storia vera di 23 cingalesi che, pur di riuscire a partire per l'Europa, si iscrivono ai campionati mondiali di pallamano in Germania come Nazionale dello Sri Lanka. Il film ha ottenuto il premio a Venezia come miglior film nella sezione Giovani degli autori.
In allegato è possibile consultare il volantino dell'iniziativa.

Uno sguardo altrove
Sarebbe da mostrare a tutti quelli che non sanno porsi nella prospettiva "dell'altro" il film d’esordio di Uberto Pasolini, che dopo aver prodotto Full Monty si ritrova con una nuova storia di "squattrinati organizzati" allo sbaraglio: d’altra parte la miseria affina l’ingegno, e nello Sri Lanka di ingegno dev’essercene davvero tanto se qualcuno è stato in grado d’inventarsi - realmente, nel 2004 - una finta nazionale di pallamano pur di espatriare e trovare lavoro all’estero, in un’Europa che brilla di promesse e opportunità fittizie (come Lamerica, l’Italia, per i ragazzi albanesi narrati da Gianni Amelio).
L’idea insomma è geniale, è puro cinema; e ha funzionato nella vita (i "fuggiaschi" non sono stati mai ritrovati) quanto nella pellicola di Pasolini. Machan è una piacevolissima tragicommedia umana su chi nasce figlio di un dio minore, priva di facile pietismo ma ricca di un’ironia che sopravvive anche quando, nel finale, il racconto si sofferma sul senso di solidarietà fra reietti che lega i protagonisti. L’approccio lieve, scherzoso, dimostra la volontà di Pasolini - anche sceneggiatore con l’autrice teatrale cingalese Ruwanthie de Chickera - di mediare fra le pretese di un realismo sociale "impegnato" e i gusti del pubblico di massa (peculiarità, questa, che alcuni potrebbero considerare un difetto), eppure non è qui che risiede il valore del film, non è questo il suo vertice espressivo: l’abilità principale del regista emerge infatti dalla vastità indagatrice del suo sguardo, capace di allargarsi oltre i confini della vicenda per rappresentare sullo sfondo piccoli episodi a sé stanti, piccole realtà che, tutte insieme, costruiscono un vero microcosmo socio-culturale fatto di ladri-ragazzini in lotta con la fame, di anziane donne che cercano fortuna nel gioco d’azzardo, di bimbi in punta di piedi che faticano a infilare una lettera nella fessura d’una cassetta postale. E come dimenticare il dramma di un uomo che perde il suo lavoro dopo tanti anni, sostituito da un apparecchio asciugamani? L’arroganza occidentale ai massimi termini, ogni tanto fa bene guardarsi allo specchio.
Attori bravissimi e volti che al cinema, ormai, non si vedono più tanto spesso.
(testo tratto dal sito www.spaziofilm.it scritto da Lorenzo Pedrazzi)
frontemachan.pdf
retromachan.pdf
Scritto da: Elisa Bratti
Data: 06-03-2009
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Michelangelo AntonioniMi sono fatto da solo. Credo di aver avuto per maestri i miei occhi.
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