Mai perdere le speranze, la seconda volta con i RHCP è andata meglio…
di Claudia Spisani"No ragazzi, mi dispiace, una volta mi è bastata…"
"Dai!!! Per favore, te lo compriamo noi il biglietto!"
"No, guardate, vi prego, non ci tengo particolarmente (mumble, mumble…30 euro sono davvero tanti…)"
"Ma saremo in tanti, vedrai che ci divertiremo, dai!!!"
"(amici…musica…movimento……va beh!)…ok…"
Sì, alla fine ho ceduto ed ero parecchio prevenuta. Dopo l’esperienza di questa estate all’Heineken Jammin’ Festival la delusione era stata grande. Senza dubbio “bravi” ma non all’altezza del loro nome e comunque (non posso evitare di dirlo!), incomparabili allo show(biz!) dei sublimi Muse che avevano suonato poco prima. Alla fine ho accettato, ho deciso di riprovarci e sono partita mercoledì sera senza tanto entusiasmo. In parte mi sbagliavo, non c’è stato paragone con l’esibizione passata, il palco e il pubblico erano tutti per loro e forse questo li ha resi più grintosi! In fondo sappiamo tutti come sono le rockstars….Il pubblico è un mix fantastico: le bambine con le trecce bionde sulle spalle dei papà, aficionados diciamo “non più teenagers”, punks con creste e catene, ragazze truccatissime con tacchi a spillo (chissà se sono sopravvussute…), dreadlocks ovunque! Si spengono le luci, Flea (al basso) è il primo a mostrarsi (nel vero senso della parola visto che non ha esitato ad esibire il suo corpo scolpito!)…l’odore dell’adrenalina comincia a spandersi…è il turno del mitico John Frusciante (e le sue mani sacre appoggiate alla chitarra), Chad Smith alla batteria e infine Anthony Kiedis (voce) ha innescato l’urlo di massa, mostrando il suo Hanky Panky. Iniziano con By the way (ci voleva la captatio benevolentiae…), travolgente scarica rock, poi tra i virtuosismi di Frusciante si può carpire l’indimenticabile incipit di Around the world: potentissima…ma perché non l’hanno lasciata per la fine?!? Un live davvero intenso, pieno di variazioni. I Red Hot hanno finalmente dimostrato di saper gestire il palco. Dopo la prepotenza irriverente ed ironica di Suck my kiss, lasciano spazio a qualcosa di più nuovo e più soft come Zephyr song e compagne. Eccitantissima sfida tra John e Flea, uno di fronte all’altro, di profilo al pubblico ma fondamentalmente soli in un universo parallelo assieme ai loro strumenti e a due assoli da pelle d’oca, il ponte con la realtà tra note e vibrazioni. La “pulce” non ci ha risparmiati dai suoi discorsi assurdi, dalla sua voce stile “ho una paperella di plastica incastrata in gola” e da una passeggiata a testa in giù! Anche Chad si è cimentato nel rullare le bacchette a velocità supersonica e a stravolgere i nostri toraci con il battito della grancassa. By the way (2002), Californication (1999) e i grandi classici (inutile descrivere i brividi di una immancabile Under the bridge da accendino!). I RHCP rockstars appunto, quelli che conoscono tutti…in fondo è giusto così, ma potevano farla almeno Blood Sugar Sex Magic!
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